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La Bovisa ha circa 120 anni. Nel 1880 il toponimo individua una località compresa nel Comune di Affori, con qualche casa e una villa sette-ottocentesca tuttora esistente, e non un centro con una propria configurazione, come Dergano od Affori.
Quindi, si tratta di una vera e propria nascita dovuta all'insediamento delle industrie; una nascita che, figurativamente, è assimilabile alla fondazione di una città romana, con cardo e decumano. Il cardo da sempre esistente è la Strada Bovisasca, asse di antiche partizioni dei campi, al quale in quegli anni si vanno ad accostare i binari delle Ferrovie Nord.
Il decumano, nel tracciato, ricalca i limiti di campi e strade vicinali; è la via che ancora unisce Villapizzone a Dergano; nel primo tratto, a ovest della Stazione, si chiama Lambruschini e nel secondo, a est, Candiani.
All'incrocio tra i nuovi cardo e decumano, in luogo del foro e a fianco della Stazione FNM, si colloca la prima fabbrica, fondata da Giuseppe Candiani, pioniere della grande industria chimica italiana.
Le coeve realizzazioni delle Nord e del Traforo del San Gottardo offrono le economie esterne decisive al decollo industriale e testimoniano il carattere originario tuttora evidente: la Bovisa vuole essere il più accessibile possibile sia da molti centri del nord che da gran parte del territorio comunale di Milano, come hanno sempre dimostrato le provenienze delle maestranze delle sue industrie.
Qualche anno dopo, alla Candiani vanno ad affiancarsi la Vogel (entrambi gli stabilimenti saranno poi aggregati alla Montecatini), la Fabbrica dei saponi Calamari (poi Sirio), la Edoardo Piatti (poi Ivi, poi Ppg), la Sessa-Cantù, la Brill, la Fernet Branca (del 1907, l'unica ancora in piena attività).
Sono le industrie della chimica pesante inorganica, ma anche dei fertilizzanti, della
parachimica, delle vernici, dell'alimentazione, della farmaceutica, ecc.; in seguito, anche grazie alla localizzazione della Carlo Erba nella vicina via Imbonati (1892), Bovisa diviene il centro della chimica italiana. Successivamente si insedia la Mapei e, ancora nel 1962, in via Durando si insedia la Lepetit coi suoi laboratori di ricerca.
Si vanno man mano ad aggiungere le industrie della lavorazione dei metalli, le meccaniche e le elettromeccaniche, come Ceretti & Tanfani (impianti di sollevamento e trasporto), attuale sede del Politecnico, Bologna (meccanica e bulloneria), Origoni (lamiere e tubi), Paccagnini (minuterie), Smeriglio (mole abrasive), Broggi (officine metallurgiche), Fbm (costruzioni meccaniche e caldareria) e tante altre.
Le origini sono quindi caratterizzate da un immediato scambio di produzioni e di culture e collocate in una dimensione propriamente regionale.
Bovisa non è mai stata uno dei tanti quartieri di Milano.
L'opuscolo ufficiale del Comune di Milano dedicato all'aggregazione di numerosi comuni avvenuta nel 1923 definisce Affori come un territorio ubertoso in cereali, viti e gelsi in cui fitti vi sorgono gli stabilimenti industriali, dove Affori comprende sia Dergano sia la parte di Bovisa a est dei binari FNM, a cui viene aggregato anche Musocco, che comprende la parte di Bovisa a ovest dei binari.
Il nuovo tracciato ferroviario FS, del 1910 circa, modifica decisivamente la configurazione insediativa, circondando Bovisa e isolandola.
E' però un isolamento soprattutto fisico e percettivamente vistoso, perché, grazie allo scalo, Bovisa incrementa la sua accessibilità, come stanno a dimostrare sia il gran numero di autotrasportatori che da allora si insediano, sia l'Ufficio Poste di piazzale Lugano. Contribuiscono al cambiamento della zona Bovisa il Piano Pavia Masera edilizio e di ampliamento del 1912, destinato alla parte di Bovisa compresa nel Comune capoluogo: via Imbriani, con lo snodo ottagonale, poche strade intorno e piazza Bausan che conclude. Tuttora è la parte più urbanisticamente configurata della zona; piazza Bausan (vedi foto) è da settant'anni il centro funzionale e di vita del quartiere, anche se congestionato dal traffico.
Il Piano Albertini, del 1934, riassume e amplifica il piano precedente: la ragnatela di strade viene diffusa con una geometria che ignora la cintura ferroviaria. Rimarrà tutto sulla carta. La Bovisa, nei primi anni del '900, è stata la prima Cinecittà italiana con diversi e grandi studios solo ora confusi tra i capannoni delle ricche industrie di cui abbiamo appena parlato: ancora adesso si intravede l'antica scritta dell'Armenia Films che campeggia scolorita sul timpano di un vecchio stabile industriale in via Candiani; in via Baldinucci al numero 87, un'altra imponente (ma dimessa e schiva) struttura è la cosiddetta (ex) Fabbrica della Scala, cioè i laboratori e magazzini del Teatro Alla Scala (vedi foto), dove venivano quindi costruite le scenografie e preparati i costumi per uno dei "palcoscenici" più noti al mondo, forse il più prestigioso tempio dell'opera del globo.
In questi anni, alcune buone architetture vanno ad aggiungersi ad altre già realizzate, tra cui la ristrutturazione degli stabilimenti della ex-Moretti Tende (ristrutturati su iniziativa di un sindacato di artigiani, la Cna, e su progetto di Pietro Salmoiraghi e Greti Sostero), la Ceretti & Tanfani (fabbricato uffici di Mario Beretta e capannoni di Pompeo Stabon) e la scuola Rinnovata Pizzigoni di Amerigo Belloni, facenti parte dell'architettura del ferro e del mattone.
In Bovisa arriverà a breve anche l’Accademia di Brera formando così, insieme al Politecnico (Architettura, Design ed Ingegneria) uno dei poli culturali più grandi d’Europa.
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